Rete locale

Commercio, in provincia chiusi 152 negozi in sei anni

Tra 2019 e 2025 il saldo mostra meno attività autonome e più occupati dipendenti

Commercio, in provincia chiusi 152 negozi in sei anni

In sei anni la provincia ha perso 152 imprese del commercio al dettaglio. È quanto emerge dai dati diffusi da Confesercenti Prato, secondo cui le attività registrate sono passate dalle 2.973 del 2019 alle 2.821 del 2025, con una contrazione del 5,1%. L’associazione stima che la diminuzione abbia determinato una perdita di ricchezza per il territorio provinciale pari a circa 23 milioni di euro.

Il calo risulta ancora più marcato nel Comune di Prato, dove le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite di 91 unità, passando da 2.411 a 2.320. In questo caso, la ricchezza stimata in meno per il territorio raggiunge circa 14 milioni di euro. Il presidente provinciale di Confesercenti, Stefano Bonfanti, interpreta questi numeri come un segnale che va oltre la semplice chiusura di singoli esercizi.

La trasformazione dell’occupazione

Nel territorio comunale, tra il 2019 e il 2025, il numero complessivo degli addetti è aumentato di 153 unità, arrivando a 6.096. La crescita, però, è legata soprattutto al personale dipendente, aumentato di 446 unità, mentre il personale indipendente è diminuito di 293 unità, con una riduzione del 12%. Anche a livello provinciale gli addetti complessivi sono cresciuti, in questo caso di 109 unità, ma con una dinamica analoga: 527 lavoratori dipendenti in più e 418 indipendenti in meno, pari a un calo del 13,6%.

Per Bonfanti, la dinamica descrive una trasformazione strutturale dell’economia locale. La riduzione delle imprese indipendenti, secondo Confesercenti, può riflettersi sulla quantità di reddito che resta sul territorio, sulla disponibilità di servizi e sulla funzione di presidio svolta dalle attività di vicinato. L’associazione collega inoltre la presenza dei negozi alla coesione sociale e alla sicurezza urbana.

Consumi online e ricchezza territoriale

Nel documento viene affrontato anche il tema della destinazione del valore generato dai consumi. Per ogni 100 euro spesi nelle attività commerciali fisiche, circa 70 tenderebbero a rimanere sul territorio. Nel caso degli acquisti online effettuati attraverso grandi piattaforme e marketplace, invece, la stessa quota di valore, secondo la stima citata, si sposterebbe fuori dall’area in cui risiede il consumatore.

Confesercenti precisa che l’e-commerce rappresenta un’opportunità e non va demonizzato. Il problema, sostiene l’associazione, si presenta quando la crescita delle vendite online avviene a scapito dell’ecosistema commerciale locale e quando una parte rilevante della spesa viene concentrata da operatori esterni al territorio.

Il fenomeno ha dimensioni nazionali: tra il 2019 e il 2025 in Italia hanno chiuso 111.455 attività commerciali. La stima indicata da Confesercenti parla di oltre 16 miliardi di euro di ricchezza sottratta ai territori, oltre a conseguenze più difficili da quantificare, come la riduzione dei servizi, l’indebolimento della coesione sociale e una maggiore fragilità urbana.

Da questa analisi nasce la mobilitazione dell’associazione a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare intitolata Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme per chiedere al Parlamento interventi a sostegno della rete commerciale, della rigenerazione urbana e dei servizi di prossimità. Il punto di raccolta sarà allestito giovedì 10 settembre, dalle 15 alle 18, in piazza Mercatale a Prato, nell’area Giardino, in occasione dell’inaugurazione del Mercato Europeo.