Fronte giudiziario

Alluvione a Prato e Montemurlo, la perizia sulle criticità

I consulenti del tribunale ricostruiscono piogge, infrastrutture e decessi, mentre resta aperto il nodo delle responsabilità.

Alluvione a Prato e Montemurlo, la perizia sulle criticità

La relazione dei periti nominati dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Prato descrive l’alluvione del 2 novembre 2023 come un evento di eccezionale severità, verificatosi però su un territorio segnato da numerose criticità. Il documento, composto da 126 pagine, è stato consegnato alla giudice Costanza Chiantini dagli ingegneri Bernardino Chiaia e Davide Poggi, incaricati di analizzare il fenomeno meteorologico, la risposta delle infrastrutture e l’organizzazione degli interventi.

L’analisi dovrà contribuire a definire il destino processuale di dieci tra amministratori e tecnici dei Comuni di Prato e Montemurlo e del Genio civile Valdarno centrale. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di omicidio colposo e disastro colposo. Tra loro figurano gli allora sindaci Matteo Biffoni e Simone Calamai. I periti saranno sentiti a breve nel corso del procedimento.

Piogge intense e territorio fragile

Secondo la ricostruzione tecnica, le precipitazioni furono caratterizzate da un’intensità rilevante e si concentrarono in un’area e in un arco temporale ridotti. In alcuni punti, i colmi di piena superarono le portate previste dai progetti di realizzazione delle opere. I consulenti hanno inoltre ritenuto corretta l’allerta arancione diramata prima delle piogge e hanno giudicato coerenti con i piani di Protezione civile le attività svolte dai Comuni prima e durante l’emergenza.

La relazione individua tuttavia diversi fattori che avrebbero aggravato gli effetti dell’evento. Tombamenti, restringimenti, discontinuità degli argini, muri di sponda, vegetazione e detriti avrebbero ostacolato il deflusso dell’acqua, favorendo rotture, rigurgiti e occlusioni. A questi elementi si aggiunge la trasformazione antropica dei corsi d’acqua, soprattutto nei tratti urbanizzati, dove attraversamenti, opere di regimazione e costruzioni vicine agli alvei hanno modificato la dinamica naturale delle piene.

I punti più esposti

Tra le aree analizzate figurano i sistemi Bardena-Vella-Iolo, Bisenzio, Bagnolo e Stregale, nei territori di Prato e Montemurlo. I periti hanno richiamato in particolare il ponte ad arco e le discontinuità delle difese idrauliche lungo via Riva, sul Bagnolo, il tratto tombato dello Stregale e il tombamento della Bardena nella zona Fornaci, a Figline. Sono state inoltre esaminate alcune interferenze tra il Bisenzio e il tracciato dell’autostrada.

La criticità del tombamento della Bardena a Fornaci, si legge nella relazione, era stata segnalata già nel 1992. Per il fosso Stregale, invece, l’elemento più problematico viene individuato nel tratto tombato in cui il corso d’acqua confluisce in una condotta di un metro e mezzo di diametro, particolarmente esposta al rischio di occlusione per la presenza di vegetazione e detriti. Le criticità, secondo i consulenti, erano desumibili da studi, progetti, documenti amministrativi e cartografie.

La perizia ricostruisce anche le circostanze dei due decessi provocati dall’alluvione. Alfio Ciolini, anziano residente a Montemurlo, morì annegato nella propria abitazione di via Riva, invasa dalle acque del torrente Bagnolo. Antonio Tumulo, anziano di Prato, perse la vita mentre si trovava alla guida dell’auto trascinata dalla piena del torrente Bardena. Le cause e le dinamiche dei decessi sono state confermate.

Il documento indica infine alcuni interventi utili a ridurre il rischio, tra cui la realizzazione di casse di espansione, la rimozione o la modifica dei tombamenti e il rialzo e rafforzamento delle sponde. Si tratta di opere che richiedono pianificazione, progettazione, risorse economiche e tempi adeguati. Sul punto centrale del procedimento, cioè se una diversa gestione avrebbe potuto evitare le vittime o limitare i danni, i periti non formulano una risposta certa e assoluta.

Nel procedimento sono coinvolti, per il Comune di Prato, anche il vicesindaco Simone Faggi, l’assessore Valerio Barberis, la dirigente Pamela Bracciotti e il responsabile della Protezione civile Sergio Brachi. Per Montemurlo risultano imputati l’assessora Valentina Vespi, la dirigente Sara Tintori e l’ufficiale della polizia municipale Stefano Grossi. Per il Genio civile Valdarno centrale è indicato il dirigente Fabio Martelli.