Il 30 settembre 1928 il Prato si affacciò per la prima volta sul palcoscenico del massimo campionato nazionale, allora denominato Divisione Nazionale A. L’esordio dei biancazzurri avvenne a Casale Monferrato, sul campo del Casale, formazione che quattordici anni prima aveva conquistato l’unico scudetto della propria storia.
Il risultato fu negativo per la squadra toscana: i nerostellati vinsero 4-2. La partita, tuttavia, consegnò al Prato le prime reti nella massima serie, realizzate dal fiorentino Mario Moretti e dal fiumano Luigi Ossoinach. Per il club si trattò dell’esordio assoluto nel calcio nazionale di vertice, in una stagione destinata a segnare una tappa importante nella storia sportiva della città.
La squadra della promozione
In panchina sedeva l’austriaco Karl Stürmer, tecnico di esperienza che in precedenza aveva guidato anche il Torino e che aveva contribuito in modo decisivo alla promozione ottenuta dal Prato al termine del campionato 1927-28. La formazione era composta da giocatori con percorsi diversi, riuniti per portare per la prima volta il nome della città nel massimo livello del calcio italiano.
Tra i protagonisti figuravano Vincenzo Coppo, già calciatore dell’Inter, il polano Alfredo Coverlizza e il livornese Renato Nigiotti. Nella rosa erano presenti anche due pratesi, i fratelli Corinto e Ubaldo Miliotti, espressione del legame tra la squadra e il territorio.
Il ritorno in Serie B
Il campionato si concluse con il penultimo posto nel girone A, risultato che impedì al Prato di qualificarsi alla nuova Serie A a girone unico, istituita nella stagione successiva. I biancazzurri ripartirono quindi dalla neonata Serie B nel torneo 1929-30, ma anche quell’esperienza terminò dopo una sola annata, con una nuova retrocessione.
Da allora, il traguardo della Serie A a girone unico è rimasto irraggiunto dal Prato. Il ricordo di quel debutto del 1928 conserva così un doppio significato: da una parte celebra il primo ingresso del club nel calcio nazionale di vertice, dall’altra richiama un obiettivo che, in quasi un secolo di storia, la società non è ancora riuscita a centrare.