Dopo quattro ore di discussione e due di camera di consiglio, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Firenze, Francesca Scarlatti, ha disposto il rinvio a giudizio per Ilaria Bugetti, ex sindaca di Prato, e per l’imprenditore tessile Riccardo Matteini Bresci. Entrambi dovranno rispondere dell’accusa di corruzione sostenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze.
Secondo l’impostazione accusatoria, tra l’ex amministratrice e l’imprenditore sarebbe esistito un rapporto di reciproca convenienza, definito dagli inquirenti patologico, basato su scambi e interessamenti collegati ai rispettivi ruoli. La decisione del Gup ha quindi confermato la prosecuzione del procedimento nella fase dibattimentale. Il processo inizierà il 13 gennaio.
Respinta la richiesta sul tribunale competente
Il giudice ha respinto l’eccezione sollevata dalle difese, che chiedevano di trasferire il dibattimento a Prato sostenendo l’incompetenza territoriale del tribunale fiorentino. In aula era presente Bugetti, arrivata accompagnata da uno dei suoi legali. Per l’ex sindaca si annuncia un procedimento complesso, destinato ad avere conseguenze anche sul piano politico e amministrativo della città.
L’inchiesta della Dda di Firenze, condotta dai sostituti procuratori antimafia Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Antonino Nastasi, era emersa nell’estate del 2025 e aveva provocato le dimissioni di Bugetti, presentate a un anno dalle elezioni. Matteini Bresci, per anni al vertice del Gruppo Colle e figura di rilievo di Confindustria, era stato coinvolto in un nuovo procedimento a breve distanza dal patteggiamento per corruzione, celebrato in un’altra vicenda insieme all’allora comandante della Compagnia dei carabinieri di Prato, Sergio Turini.
Le dimissioni avrebbero evitato a Bugetti gli arresti domiciliari. Nelle carte dell’inchiesta l’ex sindaca viene descritta come un pubblico ufficiale compromesso e ricattabile, mentre gli accertamenti avrebbero ricostruito rapporti tra i due già dal periodo in cui Bugetti era consigliera regionale del Pd. Al centro ci sarebbero stati i finanziamenti delle campagne elettorali e la ricerca di voti che l’imprenditore avrebbe svolto anche in ambienti massonici, in cambio di interventi ritenuti utili ai suoi interessi economici.
Altri due imputati
Il rinvio a giudizio riguarda anche Alessio Bitozzi, funzionario del consorzio Progetto Acqua, ed Enrico Claudio Cini, amministratore unico della Broker Techno, società collegata al Gruppo Colle. Secondo l’accusa, entrambi avrebbero avuto un ruolo nel rapporto tra i due principali imputati.
Bitozzi avrebbe fatto da tramite per ottenere un’autorizzazione relativa all’uso del terreno pubblico ex Memorino come area di stoccaggio delle terre di scavo provenienti dal cantiere della fognatura industriale. Matteini Bresci, che in quel periodo si trovava agli arresti domiciliari, non avrebbe potuto seguire direttamente le trattative. Cini, invece, è accusato di aver assunto Bugetti con un contratto part time già dal 2016, quando lei era consigliera regionale. Per la procura il rapporto di lavoro sarebbe stato fittizio, pur prevedendo una retribuzione regolare.
Cini deve inoltre rispondere di concorso in frode ai danni dello Stato in relazione alla cassa integrazione di cui Bugetti avrebbe usufruito durante il periodo Covid. Il contratto, secondo l’accusa, non sarebbe stato comunicato in modo trasparente alla Regione. Le difese degli imputati sono affidate agli avvocati Nicola Badiani, Salvatore Tesoriero, Melissa Stefanacci, Luca Bisori e Luca Betti.