Un imprenditore cinese di 46 anni è stato assolto dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Prato, Camilla Tesi, dall’accusa di aver utilizzato nella dichiarazione dei redditi tre fatture relative a operazioni inesistenti. Il procedimento si è concluso con rito abbreviato e il verdetto è arrivato il 20 ottobre, dopo circa due anni dall’avvio dell’inchiesta.
Al centro del caso c’erano tre documenti, per un importo complessivo vicino ai 130mila euro, riferiti a forniture effettuate nel 2021 e inseriti nella dichiarazione fiscale presentata l’anno successivo. Le fatture erano state emesse da altrettante società che la guardia di finanza aveva ricondotto a un sistema basato sulle cosiddette società cartiere, strutture prive di una reale operatività e utilizzate, secondo l’ipotesi investigativa, per realizzare frodi.
La ricostruzione della difesa
L’imputato è amministratore unico e legale rappresentante di un’azienda attiva nel commercio di tessuti nella zona del Macrolotto 1. Secondo la difesa, però, i rapporti con i tre fornitori erano normali operazioni commerciali di acquisto e vendita di materiale. Non sarebbe emerso alcun elemento in grado di dimostrare una sua partecipazione al meccanismo fraudolento o la consapevolezza dell’eventuale irregolarità delle imprese coinvolte.
L’avvocato Paolo Tresca, sostituito al momento della sentenza dalla collega Amanda Veggia, ha sostenuto che l’imprenditore aveva effettuato le verifiche normalmente esigibili, accertando la regolare iscrizione delle società alla Camera di commercio. Non avrebbe avuto ulteriori strumenti per stabilire l’effettiva operatività dei fornitori o per conoscere eventuali condotte illecite a loro carico. La documentazione prodotta nel corso dell’indagine difensiva ha quindi puntato sull’assenza di dolo e complicità.
La decisione del giudice
La ricostruzione è stata condivisa anche dal pubblico ministero, che al termine della requisitoria ha chiesto l’assoluzione, ritenendo insufficienti le prove a sostegno della contestazione. Dopo la camera di consiglio, il giudice ha pronunciato il verdetto: assoluzione perché il fatto non costituisce reato.
Per l’imprenditore si chiude così il procedimento nato dalle tre fatture contestate dall’accusa. La vicenda presenta elementi simili a un altro caso seguito dallo stesso legale: lo scorso febbraio, una commerciante era stata assolta dopo sei anni trascorsi tra indagini e processo, anche in quel caso al termine di un procedimento legato a società considerate cartiere.