È iniziato a Prato il processo a carico di 24 imputati coinvolti nell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni della camorra nel distretto tessile. Le accuse, a vario titolo, comprendono smaltimento illecito di rifiuti tessili, reclutamento di manodopera clandestina, frodi fiscali, emissione di fatture per operazioni inesistenti, estorsione, riciclaggio e associazione a delinquere.
L’indagine era stata condotta dal Gico della Guardia di finanza, sotto il coordinamento della Dda di Firenze, e aveva portato, circa un anno e mezzo fa, a dieci arresti e a due interdizioni dall’attività imprenditoriale. Secondo l’impostazione accusatoria, l’organizzazione avrebbe riprodotto nell’area compresa tra Prato e Firenze un sistema criminale già sperimentato a Ponticelli, nel Napoletano, territorio riconducibile al clan Sarno.
Le accuse al centro dell’udienza
Tra gli imputati figurano in larga parte persone originarie della Campania, compresi alcuni ex collaboratori di giustizia che, dopo una lunga permanenza sotto protezione, si erano stabiliti nel territorio toscano. Per gli investigatori, la loro presenza sarebbe stata sfruttata per organizzare attività illegali adattate al contesto economico del distretto pratese.
Nel quadro contestato dalla Procura rientrerebbe lo smaltimento di scarti tessili, insieme alla fornitura di manodopera irregolare destinata alle aziende cinesi. L’organizzazione avrebbe inoltre favorito l’attività di imprese con una struttura apri e chiudi, predisposto documentazione fiscale falsa e gestito operazioni di riciclaggio. A un imprenditore, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state rivolte pressioni per ottenere una somma ingente, sulla base di presunti debiti di riconoscenza pregressi.
Il reclutamento dei lavoratori
Tra le attività contestate c’è anche l’organizzazione dell’ingresso in Italia di operai pachistani da impiegare nelle ditte del distretto. In una circostanza, la polizia croata avrebbe impedito il trasferimento di un gruppo di lavoratori prelevati in Slovenia e diretto verso aziende attive nella confezione, nella stampa tessile e nel pronto moda.
Gli interventi della Guardia di finanza avevano interessato le province di Prato, La Spezia, Viterbo e Napoli. Nel corso dell’operazione erano stati sequestrati appartamenti, automobili di lusso, disponibilità depositate in banca e quote societarie per un valore complessivo superiore a un milione di euro.
Il procedimento si svolge a Prato dopo che le difese avevano sollevato davanti al tribunale di Firenze una questione relativa alla competenza territoriale. La prosecuzione del dibattimento si preannuncia articolata per il numero degli imputati e per la lunga lista di testimoni indicati dall’accusa e dalle difese. Tra i legali figurano Federico Febbo, Costanza Malerba, Melissa Stefanacci, Olivia Nati, Katia Dottore Giachino e Antonino Denaro. Le contestazioni dovranno ora essere esaminate nel corso del processo.