Esperienza inedita

Don Ilunga da Chiesanuova al red carpet di Venezia

Il sacerdote pratese ha contribuito alla sceneggiatura dell’opera di Giovanni Veronesi, dedicata a fra’ Leopoldo e ai temi della sofferenza.

Don Ilunga da Chiesanuova al red carpet di Venezia

Dal pulpito della parrocchia di Chiesanuova al red carpet della Mostra del Cinema di Venezia. Per don Jean-Jacques Ilunga, sacerdote pratese, la partecipazione alla presentazione di Dio ride ha rappresentato un’esperienza fuori dall’ordinario. Il film di Giovanni Veronesi, proiettato fuori concorso come titolo di chiusura della rassegna, è stato presentato al Lido insieme al cast.

Dal funerale alla sceneggiatura

Accanto al regista, che ha diretto tra gli altri Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Paolo Rossi, c’era anche don Ilunga, coinvolto nel progetto come autore di una parte della sceneggiatura. Il percorso è iniziato lontano dal mondo dello spettacolo, durante una preghiera pronunciata in occasione di un funerale. Da quell’incontro è nato il lavoro con Gianluca Bernardini, Nicola Deorsola, Nicola Baldoni, Paolo Portone e Giovanni Veronesi sulla storia di fra’ Leopoldo di Casamacca.

Per il sacerdote, il personaggio del frate diventa il punto di partenza per affrontare temi maturati anche nel suo ministero: il rapporto con gli ultimi, la sofferenza e la possibilità di trovare una ragione per andare avanti anche nelle situazioni più difficili. Don Ilunga ha raccontato di avere incontrato persone che avevano perso la casa, i figli, l’amore o il futuro. In alcuni casi, proprio nel momento della tragedia, quelle persone arrivavano a ridere: non per felicità, ma come forma di resistenza al dolore.

La ricerca della gioia

È in questa prospettiva che si colloca il titolo Dio ride e il tema della felicità che attraversa il film. Secondo don Ilunga, parlare di gioia è importante in una realtà segnata da sofferenza, dolore e disperazione, soprattutto quando l’animo umano sembra non riuscire a intravedere una via d’uscita.

Fra’ Leopoldo, nella lettura proposta dal sacerdote, non è soltanto un uomo che parla di Dio, ma una persona che lo cerca attraverso il rapporto con gli altri. La sua attenzione si rivolge al prossimo più povero e fragile, a chi non ha strumenti per difendersi e rappresenta l’ultimo baluardo della dignità umana. La riflessione viene collegata anche agli 800 anni dalla morte di San Francesco e ai temi della povertà di spirito, dell’umiltà, della libertà e della gioia.

Per questi motivi, don Ilunga considera il film potenzialmente utilizzabile anche come strumento di catechesi. Al di là del contenuto della pellicola, la giornata veneziana ha avuto per lui un significato personale: per la prima volta si è trovato dall’altra parte dello schermo, sotto i riflettori del Lido, dopo una vita trascorsa soprattutto davanti alla comunità parrocchiale.