C’erano estati in cui il caldo sembrava concedere una tregua e il 15 agosto si celebrava con un gesto semplice: il taglio dell’anguria. Dissetante e rinfrescante, la fetta di cocomero rappresentava la stagione ormai prossima a concludersi e raccoglieva, nel ricordo di chi l’ha vissuta, l’allegria delle giornate più luminose.
A Prato quella consuetudine si legava alla celebrazione di Santa Maria, nome con cui molti indicavano il Ferragosto, in una città dove la devozione mariana ha avuto un ruolo importante. Il riferimento era anche alla Sacra Cintola, il lembo di lana ricamato con fili d’oro che la tradizione attribuisce alla Madonna e che sarebbe stato donato a San Tommaso.
Tra devozione e convivialità
Il taglio del cocomero precedeva le iniziative settembrine e il Corteggio storico, diventando un momento sospeso tra sacro e profano. Dopo l’Ostensione, la fetta veniva distribuita a tutti, compresi coloro che avevano scelto di restare in città invece di trascorrere la giornata fuori, tra plaid, cestini e gite verso Legri. Il rito univa la dimensione religiosa a quella popolare, trasformando un frutto estivo in un simbolo di condivisione.
Nel racconto riaffiorano anche figure legate alla storia amministrativa e commerciale cittadina. Il sindaco Giovannini, ricordato per l’impegno nella riscoperta della pratesità, sosteneva questa idea di identità locale. Al suo fianco c’era Pinacca, venditore di cocomeri, che sceglieva i frutti con il tradizionale metodo della percussione e li proponeva al Mercatino, tagliandoli con il coltellone davanti al barroccio.
Una tradizione ormai scomparsa
Le ultime edizioni della cocomerata si svolsero alla fontana del Bacchino e poi in piazza delle Carceri, oggi piazza Caverni, nei pressi del Castello dell’Imperatore. Il ricordo si lega anche alla scultura di Henry Moore, conosciuta a Prato con il soprannome popolare di buo di Moore, e ai luoghi simbolo della città.
Secondo il racconto di Silli, segretario dell’Organizzazione italo-americana, la cocomerata era l’espressione di una provincialità semplice e orgogliosa. La fine delle forniture gratuite dell’Esselunga, le difficoltà del periodo Covid e le successive scelte dell’amministrazione guidata da Biffoni contribuirono a interrompere quella consuetudine.
Un tentativo di conservarne lo spirito è arrivato da Urano Corsi, che da otto anni organizza in piazza del Comune un appuntamento alternativo. Al posto dell’anguria viene proposto il castagnaccio: sei teglie preparate in casa e altre due offerte da un volontario. L’iniziativa, fissata alle 19, richiama i vedovi del cocomero e tiene in vita, con una formula diversa, il senso di cordialità e appartenenza di quella festa estiva.