Il Parco centrale resta una delle principali sfide urbanistiche per la città. A dodici anni dall’avvio del percorso amministrativo, l’area dell’ex ospedale Misericordia e Dolce è ancora in attesa di una sistemazione definitiva. Il progetto ha attraversato ritardi, passaggi burocratici complessi e revisioni legate sia alle caratteristiche del terreno sia alle nuove strategie dell’amministrazione.
Il sindaco Matteo Biffoni ha mantenuto per sé la delega alla programmazione e al coordinamento dell’intervento. L’obiettivo indicato nel programma elettorale è trasformare lo spazio dell’ex ospedale, circa 39mila metri quadrati all’interno delle mura antiche, in un parco urbano collegato al campus universitario e al centro storico. Restano però da definire con maggiore precisione le funzioni del nuovo edificio e l’assetto complessivo dell’area.
Un percorso iniziato nel 2013
Il primo passaggio risale all’agosto di tredici anni fa, durante la giunta Cenni, quando alcuni cittadini chiesero al Comune di avviare un processo partecipativo. Il percorso venne autorizzato e si concluse nel marzo 2014 con una relazione. Pochi mesi dopo Biffoni fu eletto sindaco e inserì il parco tra i punti qualificanti del programma. Alla vigilia di Natale del 2015 venne bandito un concorso internazionale per acquisire un progetto preliminare. Dieci mesi più tardi fu scelto il gruppo guidato dal paesaggista Michel Desvigne.
Il progetto preliminare venne approvato dalla giunta il 18 ottobre 2016, con una stima iniziale di circa 7,4 milioni di euro per progettazione e realizzazione. Fin dall’inizio non mancarono le critiche, legate soprattutto alla scarsa chiarezza sulle funzioni e alla presenza ritenuta insufficiente di alberi. A rallentare il percorso contribuirono anche i problemi relativi al trasferimento della proprietà dall’Asl al Comune e le difficoltà della gara per la demolizione del vecchio ospedale, segnata da ricorsi e controricorsi.
Le ruspe entrarono in azione nell’agosto 2020, quasi quattro anni dopo l’approvazione del preliminare. La demolizione comportò la rimozione di 170mila metri cubi di cemento armato, quasi 63mila tonnellate di calcinacci e circa tre chilometri di condutture con tracce di amianto. I lavori terminarono nel maggio 2021, mentre l’emergenza pandemica rendeva più complessa l’attività dei cantieri. Da allora, l’area è rimasta vuota.
La revisione e i nuovi interrogativi
Un nuovo passaggio è arrivato nel novembre 2023, quando il Comune ha affidato ai vincitori del concorso del 2016 un incarico da 300mila euro per rivedere il progetto. Dopo le demolizioni erano cambiate le altimetrie del sito e l’amministrazione aveva deciso di aggiornare anche le funzioni del padiglione. Le attività espositive, gli eventi, i convegni e i laboratori previsti in origine non erano più considerati coerenti con le nuove strategie.
Negli atti viene inoltre indicata la necessità di adottare tecniche costruttive più sostenibili, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e contribuire alla decarbonizzazione urbana. Il progetto revisionato è stato approvato dalla giunta il 4 giugno 2024, cinque giorni prima dell’elezione di Ilaria Bugetti alla carica di sindaca.
Nel febbraio 2025 la Regione ha pubblicato un bando per infrastrutture verdi e interventi a tutela della natura, al quale il Comune ha partecipato. Dopo le dimissioni di Bugetti, l’ente è stato commissariato. Nell’agosto dello stesso anno Marco Biagioni, allora assessore alla transizione ecologica, ha annunciato l’assegnazione di oltre un milione di euro per aumentare la dotazione di alberi e arbusti, destinata a superare i mille esemplari.
Il progetto si trova quindi davanti a una nuova fase, con decisioni ancora da assumere sulle funzioni, sul disegno e sui tempi dell’intervento. La discussione pubblica può contribuire a chiarire le priorità per uno spazio considerato strategico per la vivibilità e il futuro urbano. La Nazione ha annunciato la pubblicazione di contributi e lettere dei cittadini sul tema.