Allarme ambientale

Rifiuti tessili, a Prato 50mila tonnellate smaltite illegalmente

La relazione parlamentare segnala irregolarità nel 92% delle imprese verificate e discariche abusive con possibili rischi per suolo e falde

Rifiuti tessili, a Prato 50mila tonnellate smaltite illegalmente

Prato è al centro della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dedicata alla gestione degli scarti tessili. Il documento, approvato all’unanimità il 28 ottobre, analizza il fenomeno con una prospettiva locale, nazionale ed europea e ricostruisce le dimensioni di un sistema di smaltimento irregolare che coinvolgerebbe il distretto pratese.

I risultati sono stati illustrati dalla senatrice di Fratelli d’Italia Simona Petrucci, componente della Commissione e relatrice del documento, insieme alla capogruppo regionale Chiara La Porta. Tra i dati riportati, emerge che nel 2024 e nel 2025 circa il 92 per cento delle aziende controllate nella provincia di Prato è risultato irregolare. La relazione stima inoltre in circa 50mila tonnellate la quantità di scarti tessili prodotti sul territorio e smaltiti illegalmente.

Discariche abusive e controlli

Secondo quanto riferito da Petrucci, nel territorio provinciale sarebbero presenti numerose discariche abusive, con sacchi neri interrati anche in prossimità di terreni coltivabili e falde acquifere. Gli accumuli, in alcuni casi, sarebbero abbandonati da anni. La senatrice ha definito Prato la Terra dei Fuochi del tessile, sostenendo che le dimensioni del fenomeno richiedano il passaggio dalle denunce a interventi concreti e coordinati.

La Porta ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale, sostenendo che il problema coinvolga anche la criminalità organizzata. Nel documento vengono citati sacchi neri, imprese apri e chiudi e traffici di rifiuti che, secondo la consigliera, non sarebbero riconducibili a episodi isolati. Gli scarti, ha aggiunto, verrebbero bruciati, interrati o accumulati abusivamente all’interno di capannoni, con collegamenti che supererebbero i confini provinciali e regionali.

Le richieste alla Regione

Tra le richieste rivolte alla Giunta figurano il potenziamento del personale di vigilanza dell’Asl Toscana Centro, la creazione di un tavolo di coordinamento interistituzionale e l’incrocio delle banche dati per individuare più rapidamente le attività irregolari. L’interrogazione propone inoltre sistemi di tracciabilità più stringenti nei piani regionali e di ambito.

La consigliera chiede infine ad Arpat un monitoraggio continuo di suolo e falde acquifere, con l’obiettivo di tutelare ambiente e salute pubblica. Tra gli strumenti indicati per rafforzare i controlli ci sono anche droni, fototrappole e nuclei di polizia specializzati, chiamati a operare in collaborazione con Arpat e polizia locale. Le misure dovrebbero consentire di affrontare in modo strutturale un fenomeno che la relazione parlamentare considera esteso e non limitato a singoli casi.