Costi energetici

Manifattura 2036, lo studio per Prato, Pistoia e Lucca

Prometeia confronterà i distretti con le aree più competitive d’Italia, d’Europa; pesano rincari, infrastrutture, formazione

Manifattura 2036, lo studio per Prato, Pistoia e Lucca

Come sarà l’industria di Prato, Pistoia e Lucca nel 2036? È la domanda al centro dello studio che Confindustria Toscana Nord ha affidato a Prometeia. Il lavoro, che sarà presentato alla fine dell’anno, metterà a confronto il sistema manifatturiero dei tre territori con le aree industriali italiane ed europee considerate più performanti.

L’annuncio è arrivato dalla presidente Fabia Romagnoli durante l’iniziativa organizzata per ricordare i dieci anni dalla fusione delle associazioni industriali di Prato, Pistoia e Lucca. L’obiettivo è definire un quadro del punto di partenza e individuare le condizioni necessarie per accompagnare il sistema produttivo nel prossimo decennio.

Il peso del manifatturiero

I primi dati richiamati da Confindustria Toscana Nord evidenziano il ruolo dell’industria nell’economia dei tre territori. Il manifatturiero delle province di Prato, Pistoia e Lucca presenta un moltiplicatore del valore aggiunto pari a 1,1: per ogni euro prodotto dall’industria, nel resto dell’economia se ne genera un altro, a cui si aggiungono dieci centesimi.

Considerando l’impatto diretto, indiretto e indotto, il valore aggiunto manifatturiero complessivo raggiunge 14,6 miliardi di euro. Un dato che, secondo l’associazione degli industriali, conferma il peso del comparto e il suo legame con il resto del sistema economico locale.

Energia e competitività

Accanto alla solidità della base produttiva, Romagnoli ha indicato alcuni fattori di difficoltà, a partire dalla competitività. Nel territorio pratese, dove il tessile è uno dei principali comparti industriali, il costo dell’energia viene indicato come uno dei nodi più rilevanti. La stessa criticità riguarda il distretto cartario lucchese e il settore delle vetrerie.

La bolletta energetica complessiva dell’industria di Lucca, Pistoia e Prato, calcolata considerando gas ed elettricità, è passata dagli 890 milioni di euro del 2024 ai quasi 1,1 miliardi stimati per il 2026. A parità di consumi e rispetto al 2019, i costi aggiuntivi ammontano a 435 milioni di euro, con un incremento del 70%.

Per affrontare questa situazione, la presidente di Confindustria Toscana Nord ha chiesto innanzitutto un intervento urgente e temporaneo a sostegno delle imprese più esposte, con l’obiettivo di ridurre nell’immediato il prezzo dell’energia e il divario rispetto ai concorrenti europei. Tra le soluzioni strutturali indicate figurano lo sviluppo delle rinnovabili, il nucleare, il potenziamento delle reti, i sistemi di accumulo, la semplificazione delle autorizzazioni e la revisione dei meccanismi che incidono sul prezzo dell’elettricità.

La competitività, nella prospettiva dell’associazione, dipende però anche da altri fattori. Tra le priorità vengono citati collegamenti più efficienti, il completamento della terza corsia dell’A11, una formazione più vicina alle esigenze delle imprese, una maggiore collaborazione tra ricerca, università e mondo produttivo, oltre a una pubblica amministrazione più semplice e a tempi certi per le procedure.

Nel quadro rientrano inoltre la disponibilità di aree industriali adeguate, una fiscalità che non penalizzi chi crea valore e occupazione e la tutela della legalità. L’obiettivo indicato da Confindustria Toscana Nord è arrivare al 2036 con un sistema industriale ancora radicato nei tre territori, creando le condizioni perché le imprese possano restare, investire, crescere e innovare.

Lo studio affidato a Prometeia dovrà ora analizzare più nel dettaglio la situazione di partenza e delineare il percorso dei prossimi dieci anni, tenendo insieme transizione digitale, transizione energetica, capacità produttiva e competenze.