È cominciato a Prato il processo che vede imputate 88 persone, chiamate a rispondere di 111 capi di imputazione. Gli accusati, inizialmente 94, sono coinvolti a vario titolo in presunte irregolarità finalizzate a consentire la permanenza in Italia di cittadini stranieri privi dei requisiti necessari per ottenere il permesso di soggiorno o il ricongiungimento familiare.
La prima udienza si è svolta il 30 settembre, a sette-otto anni dai fatti contestati, a cinque anni dall’avvio delle indagini della Guardia di finanza e a circa due anni e mezzo dalla conclusione dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Prato. Il fascicolo, composto da migliaia di pagine, riguarda ipotesi di violazione della normativa sull’immigrazione, falso in atto pubblico, truffa ed evasione.
Il sistema delle pratiche fittizie
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il meccanismo avrebbe fatto ricorso a finte assunzioni, contratti di affitto, buste paga e dichiarazioni dei redditi, utilizzati per documentare la permanenza e il radicamento degli stranieri sul territorio italiano. Tra le contestazioni figurano anche matrimoni combinati, ritenuti funzionali alla regolarizzazione della posizione di persone alla ricerca del permesso necessario per restare in Italia.
Nel procedimento sono coinvolti cittadini cinesi, pakistani, albanesi, africani e bengalesi, insieme a professionisti e intermediari italiani. Nell’elenco compaiono consulenti del lavoro, ragionieri, commercialisti, un’avvocatessa e un poliziotto. L’inchiesta, durata tre anni, avrebbe inoltre evidenziato l’utilizzo del sistema per la gestione di imprese cinesi attraverso la pratica dell’apri e chiudi, con cambi di ragione sociale e altri stratagemmi destinati, secondo l’accusa, a sottrarsi alle richieste del fisco.
Tempi lunghi e rischio prescrizione
Per gli imputati non viene contestata l’associazione a delinquere. Gli investigatori hanno ricostruito un’organizzazione in grado di fornire diverse tipologie di documentazione e servizi, con un prezzo prestabilito per ogni esigenza. Il processo è ora chiamato a verificare le responsabilità individuali e la consistenza delle accuse raccolte nel corso dell’indagine.
I tempi del procedimento restano uno degli aspetti più delicati della vicenda. Dopo l’udienza di apertura, la prossima è stata fissata a maggio dell’anno successivo: l’intervallo tra le udienze e gli anni trascorsi dai primi fatti contestati alimentano il rischio che una parte del procedimento possa andare incontro alla prescrizione.