Azione Prato interviene sul caro Tari e chiede alla politica toscana di assumere decisioni sulla gestione dei rifiuti. Il vice-commissario provinciale Vincenzo Ravone sostiene che l’aumento delle tariffe, pur inserito in un fenomeno nazionale, abbia assunto in Toscana caratteristiche particolarmente critiche a causa della mancanza di impianti destinati a chiudere il ciclo all’interno della regione.
Secondo Ravone, il costo della raccolta dei rifiuti urbani in Toscana raggiunge 297,7 euro pro capite, il valore più alto in Italia. Alla base degli aumenti ci sarebbero anche il rincaro dei carburanti, le spese per manutenzione e riparazione dei mezzi e l’adeguamento dei salari all’inflazione. A questi fattori, però, si aggiungerebbe la mancata autosufficienza del sistema regionale, con il conseguente ricorso a impianti esterni.
Il nodo degli impianti
La richiesta del partito riguarda in particolare l’Ato Centro, il territorio che comprende anche Prato. Ravone richiama gli ultimi dati disponibili dell’Ispra, contenuti nel rapporto 2025 e riferiti al 31 dicembre 2024: in Friuli Venezia Giulia la spesa indicata sarebbe pari a 155,4 euro per abitante, quasi la metà di quella toscana. La differenza viene attribuita alla possibilità, per le regioni dotate di impianti adeguati, di trattare al proprio interno una quota maggiore dei rifiuti prodotti.
Il dirigente di Azione sottolinea inoltre che le tariffe di accesso agli impianti situati fuori dal territorio regionale sono stabilite da Arera e finiscono per penalizzare i sistemi privi di autosufficienza. Anche il trasferimento dei rifiuti urbani da Prato, nell’Ato Centro, a Peccioli, nell’Ato Costa, comporterebbe un costo aggiuntivo. L’onere aumenterebbe ulteriormente in caso di conferimenti fuori regione o all’estero.
Ravone giudica negativamente anche la soluzione delle discariche, definendola la più impattante dal punto di vista ambientale per lo smaltimento finale. Per questo considera necessario realizzare nuovi impianti e indica nell’Ato Centro l’area che avrebbe maggiore bisogno di interventi. Nel suo intervento cita il recente voto favorevole dell’assessore regionale all’Ambiente, il 5 Stelle David Barontini, alla realizzazione dell’ossicombustore di Peccioli, interpretandolo come un cambio di approccio rispetto alle posizioni più restrittive.
Il futuro del sistema toscano
Secondo Ravone, l’obiettivo dei rifiuti zero non sarebbe realistico, perché una raccolta differenziata completa non sarebbe raggiungibile. L’esponente di Azione precisa tuttavia che la differenziata deve continuare a essere rafforzata, insieme alla riduzione dei materiali non riutilizzati o riciclati. La gestione, aggiunge, deve garantire sia la sostenibilità ambientale sia l’equilibrio economico.
Nel mirino finisce anche Plures, il gestore del servizio, al quale Ravone riconosce la possibilità di migliorare alcuni aspetti ma attribuisce una missione difficile: smaltire i rifiuti al costo più basso possibile senza disporre di indicazioni chiare sulle strutture dove conferire i materiali. Infine, l’esponente politico chiede alla Regione di chiarire il destino dell’impianto di Montale. L’Ato Centro sta completando il piano rifiuti e, secondo Azione, dovrà essere indicata una soluzione definitiva, confermando Montale o individuando un sito alternativo.