Indagine narrativa

Il caso di Simona Faggi riaperto dopo vent’anni

Un cadavere rinvenuto sotto una pavimentazione conduce due agenti verso gli scioperi del 2023 e una vecchia conoscenza.

Il caso di Simona Faggi riaperto dopo vent’anni

La vicenda si apre nell’anno 2044, quando l’ispettore Enrico Wang e il collega Mantovani ascoltano in auto la notizia del ritrovamento del corpo di Simona Faggi, sindacalista scomparsa vent’anni prima durante l’alluvione che colpì la provincia di Prato. Il cadavere è stato individuato sotto la pavimentazione di una vecchia tessitura, la Macrotex, chiusa da oltre due anni e interessata dai lavori per un maxicantiere del sottopasso.

La scomparsa durante l’alluvione

Simona aveva 24 anni quando, il 2 novembre 2023, non fece ritorno a casa. Quella sera pioveva senza sosta e la giovane si stava spostando in bicicletta tra due presidi sindacali organizzati davanti ai magazzini della WeaveCargo, a San Giusto e a Seano. Un testimone riferì di averla vista alle 21.45 a Tavola, in via Giulio Braga. Il giorno successivo la bicicletta fu ritrovata a circa mezzo chilometro dal ponte a Tigliano, nella località Poggetto.

In assenza del corpo, all’epoca si ipotizzò che Simona fosse morta annegata nell’alluvione, una delle cinque vittime attribuite all’esondazione. Il ritrovamento, avvenuto alla vigilia di Natale, riapre invece il caso e spinge gli investigatori a ricostruire gli ultimi spostamenti della sindacalista e i rapporti che aveva con il mondo delle lotte operaie.

L’incontro con Linda Cosci

Le indagini conducono Wang e Mantovani in via Zipoli, nella sede di Utopia Idraulica, dove cercano Linda Cosci, un’ex compagna di attività sindacale e una delle migliori amiche di Simona. L’arrivo dei due agenti è movimentato dalla fuga di Abdul, un giovane dipendente dell’attività, che si spaventa alla loro vista. A fermarlo è Linda, capace di comunicare con lui nella sua lingua e di spiegare agli investigatori che il ragazzo teme i suoi precedenti datori di lavoro.

Durante il colloquio, Linda racconta di aver conosciuto Simona negli anni delle mobilitazioni davanti ai magazzini. In quel periodo gli operai protestavano contro la WeaveCargo, accusata di aver chiuso lasciando senza lavoro numerosi dipendenti e di aver accumulato milioni di euro di debiti prima di riaprire con un’altra ragione sociale. I presidi, composti soprattutto da lavoratori pakistani e bengalesi, miravano a impedire il passaggio dei camion e richiedevano una presenza continua.

Secondo la testimonianza di Linda, la sera della scomparsa Simona lasciò il presidio di San Giusto alle 21.30 per raggiungere da sola quello di Seano. Nonostante la pioggia e i danni già provocati dall’acqua, la giovane riteneva che gli altri manifestanti avessero bisogno di aiuto. Linda ricorda di aver cercato di dissuaderla, senza riuscirci. Gli investigatori valutano quindi l’ipotesi che l’aggressione sia avvenuta durante quel tragitto.

Il colloquio porta anche a un possibile collegamento con Jun Zhou, indicato da Linda come il nome che si celava dietro la ditta di logistica. La donna consegna inoltre agli agenti il nominativo di un ex dipendente della WeaveCargo, che potrebbe fornire nuovi elementi. Prima dei saluti, Wang le chiede anche se conservi ancora il telefono utilizzato da Simona nel 2023, un oggetto che potrebbe contribuire a chiarire gli ultimi momenti della sua vita.