Mobilitazione

Proteste studentesche a Prato: occupato il liceo Copernico

Al Buzzi astensione e richiesta d’autogestione; al Marconi previsto un testo condiviso con istituti e Provincia.

Proteste studentesche a Prato: occupato il liceo Copernico

Il 26 ottobre 2026 il liceo Copernico di Prato è diventato il primo istituto cittadino occupato nell’ambito della mobilitazione studentesca contro il caro vita, la riduzione dei finanziamenti destinati a scuola e sanità e il decreto che introduce un tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi. Nella stessa giornata, al Buzzi si è svolto uno sciopero con un’adesione definita molto alta, mentre al Marconi studenti, docenti e dirigente hanno scelto di lavorare a un documento condiviso.

L’occupazione al Copernico

L’occupazione al Copernico è iniziata alle 7, dopo un confronto tra gli studenti e il dirigente scolastico Luca Borgiali. La scuola sarà autogestita fino a giovedì, con un programma ispirato al modello dell’Agorà: incontri, dibattiti, cineforum e laboratori organizzati dagli studenti nell’arco di cinque giorni. Negli ultimi anni queste attività erano state gestite in parte dagli insegnanti, ma i ragazzi hanno deciso di riproporre il modello originario.

Paolo, uno degli organizzatori, ha spiegato che la protesta non nasce da particolari carenze dell’istituto. Il Copernico ha beneficiato dei fondi del Pnrr e sta completando la realizzazione della succursale; secondo gli studenti, anche l’integrazione degli alunni stranieri funziona positivamente. La scelta di occupare, hanno sottolineato, vuole però richiamare l’attenzione sulle condizioni di altre scuole, dove gli edifici presentano problemi strutturali e mancano risorse.

Tra le richieste avanzate figurano una diversa distribuzione della spesa pubblica, maggiori finanziamenti per scuola e sanità, stipendi più alti per gli insegnanti e misure contro il caro libri. Gli studenti contestano in particolare la destinazione di 31 miliardi di euro alle armi a fronte dei 2,5 miliardi indicati per scuola e sanità. Dalle 11 l’ingresso nell’istituto è avvenuto in modo scaglionato; nel pomeriggio sono iniziate le prime attività.

Le iniziative al Buzzi e al Marconi

Al Buzzi la mattinata è stata caratterizzata da uno sciopero pacifico, al quale avrebbe aderito la maggioranza degli studenti. Gli organizzatori hanno chiesto al dirigente scolastico Alessandro Marinelli l’autorizzazione a svolgere l’autogestione. Alla base della protesta ci sono le condizioni dell’edificio: per rifare l’ingresso sono stati necessari quattro anni di lavori, mentre i bagni sarebbero stati sistemati solo dopo precedenti mobilitazioni.

Gli studenti hanno inoltre segnalato problemi nei laboratori, dove in caso di pioggia si verificano infiltrazioni. L’avvio dei lavori, secondo quanto riferito dagli organizzatori, comporta una riduzione delle ore di pratica, considerate fondamentali per la formazione degli iscritti all’istituto tecnico.

Al Marconi è stata invece scelta la strada del confronto. Non sono state organizzate occupazioni o astensioni dalle lezioni: studenti, docenti e dirigente scolastico stanno raccogliendo perplessità, richieste e proposte sulle condizioni della scuola. Il prossimo 29 novembre è previsto un incontro per avviare la stesura del documento, che sarà successivamente presentato agli enti coinvolti dalla presidenza dell’istituto.

Negli altri istituti pratesi non sono state segnalate particolari criticità. Le lezioni si sono svolte regolarmente al Dagomari, dove nei giorni precedenti era circolata l’ipotesi di un’occupazione, e al liceo di via Baldanzi, interessato lo scorso anno da una protesta per le aule fredde.