Dal gennaio 2025 nel solo porto di Livorno sono state sequestrate 1.450 tonnellate di rifiuti tessili. Il dato è stato rilanciato da Chiara La Porta, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana ed ex componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali, dopo l’ultimo intervento delle autorità.
Il carico diretto in Malesia
L’operazione più recente ha riguardato circa 500 tonnellate di materiali provenienti dal distretto pratese e destinati alla Malesia. Secondo quanto riferito dalla consigliera, nei container non erano presenti soltanto cascami tessili, ma rifiuti non selezionati e non sanificati, insieme a plastica, carta e materiale organico.
La Porta ha espresso un riconoscimento a Dogane, Arpat e forze dell’ordine per avere bloccato la spedizione, ma ha posto interrogativi sull’entità del fenomeno. La quantità sequestrata, ha osservato, potrebbe rappresentare soltanto una parte dei flussi diretti all’estero. La consigliera chiede quindi di chiarire quanti altri carichi riescano a superare i controlli e quali siano i livelli di monitoraggio lungo la filiera.
Le richieste alle istituzioni
Nel suo intervento, la capogruppo di Fratelli d’Italia ha rivolto le proprie critiche al Comune di Prato e alla Regione Toscana, sostenendo che nel distretto coesistano imprese rispettose delle regole e attività che operano al di fuori dei controlli. La Porta ha richiamato anche gli allarmi lanciati negli anni dalla magistratura e dagli organismi investigativi sulla possibile presenza e sulle infiltrazioni della criminalità organizzata.
La consigliera regionale ha chiesto a Comune e Regione di spiegare quali azioni intendano adottare per prevenire e contrastare il fenomeno, quali dati siano disponibili sui flussi dei materiali e come rafforzare la tracciabilità. L’obiettivo indicato è tutelare le aziende regolari e impedire che traffici illeciti e irregolarità danneggino l’intero distretto pratese. Per La Porta, i sequestri effettuati costituiscono un segnale d’allarme che richiede prevenzione, controlli e interventi istituzionali concreti.