Lucchetto al cancello dell’istituto Buzzi di Prato e protesta degli studenti. La mattina del 3 novembre, studenti e personale Ata hanno trovato l’ingresso della scuola chiuso e un cartello affisso sulla targa dell’istituto. La comunicazione, firmata genericamente dagli studenti, annunciava la chiusura dell’accesso e chiedeva di consentire l’ingresso soltanto agli operai e agli addetti al cantiere, per permettere la prosecuzione dei lavori all’interno della struttura.
Nel documento veniva indicato anche il luogo in cui era stata lasciata una copia della chiave del lucchetto: una busta nel parcheggio, con l’invito a collaborare affinché l’accesso fosse riservato esclusivamente al personale impegnato negli interventi. Il lucchetto è stato successivamente aperto e gli studenti sono entrati regolarmente a scuola. Il gesto ha accompagnato una protesta più ampia, contenuta nel testo lasciato sul cancello, contro la gestione dell’istituto e il ruolo delle istituzioni chiamate a tutelare la scuola.
Le contestazioni degli studenti
Tra i destinatari delle critiche c’è anche il preside, del quale viene messo in discussione l’operato. Nel mirino è finita soprattutto la gestione dell’assemblea studentesca del 2 novembre, alla quale ha partecipato Giovanni Donzelli, parlamentare di Fratelli d’Italia. I firmatari del documento definiscono l’incontro a sfondo propagandistico e sostengono che la presenza del deputato sarebbe stata fortemente voluta dal dirigente scolastico.
Gli studenti contestano inoltre gli orari scolastici, giudicati disorganizzati e poco rispettosi del tempo libero, oltre alla carenza di docenti per alcune materie dell’indirizzo logistico, affidate a insegnanti provenienti da altri percorsi. Nel documento viene criticata anche la riforma 4+2, considerata penalizzante, mentre le condizioni dei bagni vengono indicate come un problema irrisolto da anni. Secondo gli studenti, sarebbero necessari interventi di riqualificazione o almeno di manutenzione, ma alle richieste non avrebbero fatto seguito risposte adeguate da parte dell’istituto e degli enti competenti.
Il confronto sull’assemblea
Un altro punto della protesta riguarda la distanza tra le esigenze di chi vive quotidianamente la scuola e le soluzioni proposte dalla dirigenza. Gli studenti sollevano anche la questione degli accordi con aziende private ed enti esterni per dotare l’istituto di attrezzature migliori. Una scelta che, secondo i firmatari, potrebbe tradursi in una crescente ingerenza dei soggetti privati nella gestione della scuola. La comunicazione si conclude con un appello al personale Ata e alla dirigenza a collaborare, affinché le richieste e gli sforzi degli studenti non risultino vani.
Sull’assemblea è intervenuta anche la Flc Cgil di Prato, attraverso la segretaria Vincenza Tavormina, che ha espresso una ferma condanna per le modalità con cui si è svolto l’incontro. Al centro della contestazione sindacale c’è stata la partecipazione di un esponente nazionale della maggioranza di governo, chiamato a sostenere le ragioni delle spese per il riarmo, senza un adeguato contraddittorio. Per la Cgil, la scuola deve essere un luogo di pluralismo e confronto tra posizioni diverse, non una tribuna riservata a una sola visione politica. Il sindacato ha quindi chiesto che iniziative di questo tipo garantiscano una reale pluralità di relatori e offrano agli studenti la possibilità di formarsi un’opinione autonoma. Tavormina ha concluso richiamando il dovere della scuola di educare alla pace.